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L’eredità del Profeta

Da Maometto all’ISIS… le colpe dell’Occidente

di Fabrizio MALTINTI
prefazione di Toni CAPUOZZO

Disponibile anche in formato eBook

Copertina del libro

Copertina del libro

Mercoledì 14 giugno alle ore 18, nell’auditorium della Biblioteca Provinciale, il prof. Alessandro Isoni, docente di Storia delle Istituzioni Politiche presso l’Università del Salento, e il giornalista Marcello Orlandini, hanno presentato il libro di Fabrizio Maltinti dal titolo: “L’eredità del Profeta – da Maometto all’Isis… le colpe dell’Occidente”, prefazione di Toni Capuozzo.

Il libro nasce da una ricerca dell’autore dettata dal desiderio di tentare di spiegare l’attuale situazione del Vicino Oriente ed il fenomeno ISIS, attraverso un’analisi storico-strategica degli ultimi 1350 anni.

Ha preso vita, così, questo libro-manuale che prova a spiegare le cause “esogene” della nascita dell’attuale terrorismo di marca jihadista, partendo dal Profeta Maometto e dalla storia del primo Islam, passando attraverso gli avvenimenti principali avvenuti nei paesi del Maghreb e del Vicino Oriente negli anni del primo e secondo dopoguerra, negli anni ’60 e ’70 con il Nazionalismo sociale arabo, fino ad arrivare ai fatti di attualità, senza tralasciare gli avvenimenti accaduti in Afghanistan ed in Iran.
Tutto ciò evidenziando le responsabilità della politica dell’Occidente in quei territori.
Il libro si conclude con un’analisi di come l’Occidente pretenda di combattere il terrorismo e di come, invece – a parere dell’autore – dovrebbe combatterlo se volesse veramente sconfiggere questo raccapricciante fenomeno.

Il libro sarà in vendita a partire da mercoledì 15 giugno.

Fabrizio Maltinti, Ufficiale della Marina Militare “a riposo” dal 2012, ha prestato servizio per oltre quaranta anni nella Brigata Marina San Marco.
Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, esperto di strategia e di relazioni internazionali, è stato impiegato nei vari Teatri Operativi nei quali il Reparto ha operato (Beirut, Libano 1982-1984; Mogadiscio, Somalia 1992-1994; Sarajevo, Bosnia-Erzegovina 1995-1996; Pristina, Kosovo 1999-2004; Naqura, Libano 2006) e negli Alti Comandi NATO di Napoli (1994-1998) e Mons, Belgio (1998-2001) dove, tra l’altro, nel 1999, durante la crisi Kosovara, è stato anche portavoce della NATO nel corso di svariate live press-conferences. Nel 2004 ha comandato la Riserva Strategica NATO a Pristina, Kosovo durante le elezioni politiche.
Dal 2009 al 2012, ha prestato servizio a Tolone (Francia) dove ha svolto l’incarico di Rappresentante della Marina Militare Italiana presso la Marina Militare Francese.
La sua attenzione verso i conflitti e le dinamiche internazionali continua ancora oggi dove, attraverso un’attenta, obiettiva e documentata analisi, prova a ricercare la verità.


L’ultimo plenilunio

di Antonella De Carlo

Disponibile solo in formato eBook

L'ultimo plenilunio

Copertina del libro

Una donna viene ritrovata morta nel bosco, a pochi chilometri dalla città, appesa al ramo di una grande quercia. È la quinta vittima nel giro di quattro mesi.
Il primo omicidio aveva fatto pensare al delitto passionale, ma già dopo il secondo aveva cominciato a farsi strada l’ipotesi del serial killer.
Le indagini, tuttavia, sono a un punto morto. Unica certezza il modus operandi dell’assassino che, dopo essere entrato in casa delle vittime, nessun segno di effrazione, nessuna impronta e soprattutto nessuna traccia di violenza sui corpi, le ha soffocate con un cuscino e trasportate fino al bosco, appendendole nude al ramo del gigantesco albero.
Ciascun omicidio è stato commesso in una notte di luna piena.
Solo quando si scopre che la quinta vittima, Anita Mori, aveva una grande passione per i tarocchi, Rocco Bramati, funzionario di polizia al quale è affidato il caso, ha finalmente una pista da seguire.
Da questo momento in poi compaiono oscuri personaggi, si susseguono continui colpi di scena, indecifrabili salti temporali, vendette e maledizioni che oltrepassano i secoli, e lo stesso Rocco, scettico incallito, razionale fino all’inverosimile, dovrà fare i conti, suo malgrado, con una nuova e misteriosa realtà, che non immaginava neppure esistesse, e che minerà molte delle sue certezze.
Per Rocco Bramati sempre più coinvolto, anche personalmente, nell’inquietante storia, giungerà il momento decisivo, quello dello scontro finale in cui il male e il bene si confronteranno.

Antonella De Carlo ha scritto un appassionante thriller esoterico che avvince il lettore e lo tiene con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina.


Viaggio nella Memoria Popolare Brindisina

di Antonio M. Caputo

Copertina del libro

“Elogio della brindisinità” è lo scopo dell’ultima ricerca del prof. Antonio M. Caputo che ha mandato alle stampe (€ 14), con la prefazione a cura del sociologo Emanuele Amoruso.

“La vita di ogni giorno che tutto màcina e tutto fa cadere nel dimenticatoio, ha fatto perdere la memoria di vicende accadute a persone che ci hanno preceduto lungo i secoli, su cui venivano costruite “storie” capaci di rappresentare con passione e fascino l’anima antica di questa nostra Terra.”

Il libro è stato presentato il 15 dicembre scorso presso l’Auditorium della Biblioteca Provinciale di Brindisi in viale Commenda.
Con l’autore ne hanno parlato il prof. Damiano Mevoli, dell’Università del Salento e il dott. Emanuele Amoruso, sociologo.


Da Brindisi ad Olimpia
Storia, racconti e interviste degli atleti brindisini che hanno partecipato ai Giochi

di Tonia Marzo

Da Brindisi ad Olimpia

Copertina del libro

Il 6 agosto si è aperta a Rio de Janeiro, in Brasile, la 31° Edizione dei Giochi Olimpici dell’era moderna, evento sportivo dell’anno insieme ai Campionati Europei di calcio in via di svolgimento in Francia in queste settimane. Partecipare alle Olimpiadi, la cui importanza va ben oltre i normali valori dello sport, è da sempre la massima aspirazione di ogni atleta, a prescindere dalla razza o dal colore della sua pelle.

Ma chi e quanti sono stati gli atleti della nostra provincia che hanno provato l’emozione dello spirito di Olimpia? Ce lo svela una ricerca curata da Tonia Marzo, una sociologa brindisina di Tuturano, e stampata in un libro dal titolo “Da Brindisi ad OlimpiaStoria, racconti e interviste degli atleti brindisini che hanno partecipato ai Giochi” che la Hobos Edizioni (stampa Italgrafica di Oria, € 12), presenterà a Brindisi venerdì 24 giugno prossimo, alle ore 17.30, presso il Salone delle Conferenze di Palazzo Nervegna (Brindisi).

Il libro, in vendita dal 24 giugno nelle librerie e nelle più importanti edicole, è arricchito dagli emozionanti ricordi di Carlo Annese, il giornalista-scrittore brindisino che ha partecipato a più edizioni delle Olimpiadi (da inviato speciale), e Carmen Vesco che racconta come si faceva sport a Brindisi nel dopoguerra, in particolare nel mitico Circolo Nautico; e dalle interviste di Pasquale Colelli, Pierpaolo Piliego e Carmen Vesco a Monica Bastioni, Giacomo Leone, Carlo Molfetta e Flavia Pennetta.

La serata di presentazione, alla quale sono stati invitati non solo i protagonisti (quelli ancora in vita e raggiungibili) di quelle imprese, ma anche autorevoli rappresentanti del Coni e del mondo sportivo brindisini, sarà conclusa dall’intervento di Carlo Annese.


Una città in coma
il male oscuro di Brindisi

di Vittorio Bruno Stamerra

Una città in coma

Copertina del libro

Quattro sindaci arrestati in poco più di trent’anni. Un primato che neanche città di antica e certificata presenza mafiosa possono vantare e di cui i brindisini farebbero volentieri a meno. Qual è il male oscuro che affligge questa città da una trentina d’anni? La crisi dell’industria “imposta” mezzo secolo fa certamente, ma con essa anche l’inettitudine, l’inefficienza e la scarsa caratura morale di un ceto politico, ed una imprenditoria che sin dagli anni Ottanta hanno evidenziato tutti i loro limiti. Una città etero diretta, dove si ripetono colpevolmente gli stessi errori. La rilettura di alcuni articoli pubblicati da BrindisiReport tra l’autunno del 2011 e la primavera del 2012, per la loro attualità, sembrano scritti oggi.

“Una città in coma – il male oscuro di Brindisi”
è un instant book di Vittorio Bruno Stamerra, edito da Edizioni Futura e HOBOS Edizioni, nei prossimi giorni in libreria (€ 10).
Il libro sarà presentato venerdì 4 marzo, con inizio alle ore 18, nel salone delle conferenze dell’hotel Orientale in corso Garibaldi a Brindisi, dai giornalisti Marcello Orlandini, direttore di BrindisiReport e da Oronzo Martucci, che ne ha curato anche la prefazione.


1943 BRINDISI… PERSINO CAPITALE

Storia ignorata di una Città fiera, operosa, ospitale
di Antonio Caputo

1943 BRINDISI… PERSINO CAPITALE

Copertina del libro

Sulla fuga da Roma del re Vittorio Emanuele III, e dei suoi generali, l’8 settembre 1943, dopo la firma dell’armistizio di fronte al disastro della guerra, in questi settant’anni e passa di storia è stato scritto di tutto e si sono cimentati storici e memorialisti di tutto il mondo, privilegiando ovviamente gli aspetti politici e militari di quel tragico evento, che erano poi i più rilevanti. Caputo, invece, con la sua ricerca ha voluto dare risalto anche all’impegno, alla funzione che la città e il suo circondario svolsero effettivamente nei mesi in cui Brindisi fu Capitale d’Italia, che non fu un semplice ricovero di fortuna, scelto a caso. A cominciare dal modo, tutto sommato “oscuro”, con cui si decise di far entrare la “Baionetta”, la nave sulla quale era imbarcato il Re e il suo seguito, nel porto di Brindisi dopo che gli Alleati avevano preso possesso della città.
Caputo nella sua ricerca, e non poteva che essere così, fa certamente riferimento anche ai grandi eventi che in quel periodo si svolsero in Europa, ma racconta soprattutto come da Brindisi ripartì lo Stato, si risvegliò l’orgoglio nazionale che la dittatura fascista e la tragica e disastrosa guerra avevano disperso. Anche se non era certamente a Brindisi, o comunque in Italia, che si decidevano le sorti della guerra, però da Brindisi, diventata in quei giorni “…persino Capitale”, a quegli eventi si partecipava, garantendo collegamenti e supporti fondamentali alle unità combattenti, oppure assistendovi impotenti, anche per le pesanti condizioni imposte a chi era uscito sconfitto dalla guerra, come fu per la tragedia dei nostri soldati nelle isole greche.
Il libro di Caputo racconta come si svolgeva a Brindisi la vita dei Reali, e del loro seguito, quali erano le loro frequentazioni, come avevano risolto alcuni elementari problemi di quotidianità, dove si approvvigionavano di viveri e merci, chi cuciva i vestiti e i cappellini alla Regina, o fabbricava le scarpe gli stivali al Re ed in più si riportano anche gustosi e intriganti aneddoti. Senza trascurare ovviamente un significativo ritratto della città e della grande compostezza con cui fu partecipe di quelle storiche e tragiche giornate e che forse avrebbe meritato un più significativo riconoscimento da parte della Storia e delle istituzioni.

1943 BRINDISI PERSINO CAPITALE - invito

Martedì 15 dicembre 2015, presso il Salone dell’Università di Palazzo Nervegna a Brindisi, è stata presentata l’ultima ricerca di Antonio Caputo: “1943 Brindisi…persino capitale – Storia ignorata di una Città fiera, operosa, ospitale”.
La presentazione è stata condotta dal prof. Gianfranco Liberati, docente di Storia Contemporanea dell’Università di Bari, che ha curato anche la prefazione del libro, e il prof. Giacomo Carico, della Società di Storia Patria per la Puglia.


La cura impossibile

Le origini della terapia sanatoriale e degli istituti antitubercolari in Puglia tra ‘800 e ‘900

di Marusca Maria Destino

Disponibile solo in formato eBook

Copertina del libro

Nato in occasione di un dottorato di ricerca in Storia della Scienza, il volume analizza la storia della terapia e dell’edificio sanatoriale, seguendo uno sviluppo che dal generale, attraverso la storia dell’architettura sanitaria e la storia della malattia tubercolare, specifica i suoi contenuti fino ad arrivare all’analisi e alla definizione delle caratteristiche formali e tecniche del Sanatorio, cioè, di quel dispositivo architettonico-terapeutico complesso, che prese forma intorno alla metà dell’Ottocento e che, avvalendosi dei principi della climatoterapia (la cura del riposo in aria libera, elioterapia, regime dietetico), tentava di porsi come estremo tentativo per la cura di una malattia incurabile. Nel volume si analizzano le modificazioni del Sanatorio tra ‘800 e ‘900, mettendo in risalto le relazioni che l’edificio sanatoriale intesseva con la disciplina medica, nello sviluppo dei suoi paradigmi eziologici e terapeutici, con la realtà economico-sociale investita dalla sua architettura e, infine, con la cultura costruttiva nelle diverse epoche. Gli ultimi capitoli sono dedicati allo studio degli istituti antitubercolari in Puglia (preventori, sanatori, tubercolosari e colonie marine), tra i quali gli esempi più numerosi sono rappresentati dagli ospedali sanatoriali provinciali istituiti nella prima metà XX secolo dal Governo Fascista.


Una Regata da gustare

Trent’anni di Brindisi-Corfu
Livio Georgevich

Una Regata da gustare

Livio Georgevich ripercorre con immagini e ricordi la bella avventura che iniziata senza pretese nel lontano 1986 si è trasformata in un evento velico di fama internazionale. Da regata di circolo, con la partecipazione di 7 imbarcazioni, a simbolo della città di Brindisi, che vede oramai da 10 anni il numero dei partecipanti superare le 100 unità. Ad arricchire il libro intervengono con “pensieri in libertà” una ventina di appassionati che a vario titolo hanno fatto parte della regata mentre le immagini, oltre a quelle dell’archivio personale dell’autore, sono di numerosi fotografi specializzati in eventi velici.

Si tratta di un racconto caleidoscopico che attraverso la passione del papà della regata permette di rivivere momenti salienti, difficoltà, pericoli e gioie degli organizzatori e partecipanti storici. Oltre che “Una regata da gustare” è anche un libro da gustare.

Il volume sarà reperibile presso il Circolo della Vela Brindisi.


Il lavoro che c’è, il lavoro che non c’è

Mostra Fotografica
Nico Barile, Federica Bruno Stamerra, Rossana Carparelli, Arianna D’Accico, Damiano Malorzo, Ida Santoro

Il lavoro che c'è, il lavoro che non c'è

Si è inaugurata venerdì primo maggio, alla presenza di un folto numero di visitatori, la mostra fotografica “Il lavoro che c’è, il lavoro che non c’è” promossa dall’associazione politico-culturale Left Brindisi con il patrocinio del Comune di Brindisi, Cgil, Cna e Ance.

Prima dell’inaugurazione, la Banda Giovanile Città di Mesagne diretta dal maestro Carlo Pezzolla ha percorso i corsi principali, sino alla scalinata che delimita l’inizio di via Congregazione, suonando l’Inno Nazionale insieme alle tradizionali musiche del movimento dei lavoratori, ripristinando così una vecchia tradizione in uso a Brindisi per il 1° maggio.

Tra aria di festa e impegno civico per celebrare una data significativa della nostra storia, la mostra è stata presentata dal Presidente di Left Carmine Dipietrangelo, dal critico d’arte Massimo Guastella e Nico Barile in rappresentanza degli autori. Sono intervenuti il Sindaco di Brindisi Mimmo Consales, Pierluigi Francioso, presidente Ance Brindisi, Dino Testini della Cgil-Brindisi.

57 scatti in mostra e 99 in catalogo rappresentano il lavoro dei sei autori, Nico Barile, Federica Bruno Stamerra, Rossana Carparelli, Arianna D’Accico, Damiano Malorzo e Ida Santoro, che hanno puntato il loro obiettivo sul mondo del lavoro cercando di far percepire quello che c’è dietro un quotidiano fatto di ore di lavoro ogni giorno, creativo o ripetitivo, piacevole o faticoso, comunque impegnativo. Un reportage fotografico che può essere considerato un documento della realtà attuale, completato dalla rappresentazione di coloro i quali non hanno ancora trovato lavoro o lo hanno perso.

La mostra rimarrà aperta al pubblico, nei locali di Left in via Congregazione a Brindisi, fino al 15 maggio 2015, tutti i giorni dalle 18.00 alle 20.00

Il catalogo, edito dalla HOBOS Edizioni, è in vendita ad € 20.


Il Cristo Rosso e il suo Apostolo

Storie di confinati politici ad Ustica – Vincenzo Gigante nei ricordi di Petro Marko

di Merita Sauku Bruci e Vittorio Bruno Stamerra

Disponibile solo in formato eBook

Copertina del libro

Tutto nasce per caso. A Miuccia Gigante, figlia di Vincenzo Gigante, giungono da Ustica due paginette fotocopiate da un libro in lingua albanese, nel quale è descritto un confinato comunista italiano che si chiamava Gigante. Miuccia gira il materiale a Vittorio Bruno Stamerra, che da anni si interessa della storia di questo martire dell’antifascismo, dirigente comunista, Medaglia d’Oro al valor militare nella Guerra di Liberazione, il quale coinvolge nella ricerca una sua amica albanese, Merita Bruci, che insegna filologia a Tirana.

La Bruci mette a confronto la biografia di Gigante, scritta da Stamerra sulla base di documenti ricavati soprattutto dall’Archivio Centrale dello Stato e dalla Fondazione Gramsci, con i riferimenti all’antifascista italiano che sono contenuti nei libri di Petro Marko quando entrambi erano confinati, perché militanti comunisti, nell’isola di Ustica. L’obbiettivo della ricerca è duplice: stabilire quanto di vissuto autentico è contenuto nei libri autobiografici di Marko, e acquisire altri elementi che servano a conoscere meglio la figura dell’antifascista brindisino a più di 70 anni da quando venne trucidato dai nazifascisti nella Risiera di San Sabba a Trieste.

E dall’esame filologico dei libri viene fuori una storia, mai sinora raccontata -inserita dagli autori nella postfazione- accaduta nella primavera del 1943 a Ustica e la cui conclusione forse segnò la vita di Petros Marko e Vincenzo Gigante nei terribili mesi che seguirono.


La pantofola d’oro

di Michele Bombacigno

La Seconda Edizione è disponibile in formato eBook

La pantofola d'oro

Copertina del libro

Brindisi, anni Settanta. Un paio di scarpe da calcio usate ricevute in regalo sembrano possedere poteri magici e trasformano un timido ragazzo innamorato del pallone in un piccolo campione del calcio dilettantistico capace, fin dal momento in cui le calza per la prima volta, di vincere la propria insicurezza e di segnare raffiche di gol.

“La pantofola d’oro”, racconto lungo autobiografico di Michele Bombacigno, è una storia di sogni, di poesia e di emozioni giovanili, e in qualche modo anche di formazione, una storia ricca di personaggi genuini e di accattivanti vicende di periferia, una storia che finisce inevitabilmente per diventare favola, trasformandosi da emozionante ricordo in fantastica leggenda.


Saggi sullo sviluppo della città policentrica jonico-salentina (1982-1995)

di Giulio Redaelli
a cura di Vittorio Bruno Stamerra e Vito Redaelli

Disponibile anche in formato eBook

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Giulio Redaelli, fu un autorevole architetto-urbanista, docente al Politecnico di Milano, scomparso immaturamente nel 1999. A dispetto delle sue origini brianzole, fu un appassionato, competente ed originale meridionalista, autore, per altro, nella prima metà degli anni ’80, di due importanti progetti che ci riguardavano da vicino: il “Progetto di sviluppo jonico-salentino” e il “Progetto transfrontaliero italo-greco”.

Redaelli fu anche il coautore del Piano Generale dei Trasporti, varato dal governo Craxi nel 1986, e successivamente collaborò con il ministero delle Aree Urbane diretto da Carlo Tognoli. Fece parte anche dell’equipe che realizzò il Piano Regolatore Generale della città di Brindisi, redatto alla fine degli anni ’70.

La ricerca ha l’obbiettivo di ricordare la figura e l’opera di Giulio Redaelli, che tanto ha dato alle città e alle aree urbane del sud Italia e della Puglia. Nasce, in primo luogo, con il pretesto di raccogliere in un unico volume gli articoli che Redaelli aveva pubblicato su Il Quotidiano di Lecce, all’epoca diretto da Vittorio Bruno Stamerra, nell’arco temporale che dal 1982 giunge fino al 1995: articoli e saggi che descrivono l’universo delle idee, delle strategie urbane e delle ricerche scientifiche che l’autore ha sviluppato, anche con altri colleghi, sui temi nodali della disciplina urbanistica e, in primis, macrourbanistica. Questo libro nasce però anche per darci una occasione per ricordare e attualizzare quella stagione che Redaelli aveva contribuito a sviluppare.
La prima sezione, “Attualizzazioni”, offre alcuni contributi inediti sulla figura di Giulio Redaelli, da diversi punti di vista tecnici e culturali, quali furono peraltro gli interessi professionali e di ricerca dell’autore.
La seconda sezione, “Saggi”, ripropone gli articoli di Giulio Redaelli pubblicati sul “Quotidiano di Lecce”, in ordine cronologico e senza alcuna manipolazione dei testi originali.
La terza sezione, “Appendici”, offre infine al lettore una nota biografica sull’autore per meglio contestualizzare il suo profilo culturale e tecnico oltre che una postfazione.
La cura della pubblicazione, nella sua impostazione generale, si deve collegialmente a Vittorio Bruno Stamerra e a Vito Redaelli. Bruno Stamerra si è poi occupato della messa a punto della sezione “Attualizzazioni” mentre Vito Redaelli ha collaborato all’impostazione generale della pubblicazione, della selezione e ricerca degli articoli originali nonché della sezione “Appendici”.
Si ringrazia i tre amici e autori che hanno fornito un contributo inedito per rendere possibile la pubblicazione, Tonino Bruno, Ferdinando Scianna e Giorgio Goggi.

Giovedì 27 Novembre 2013
con il patrocinio del Comune di Brindisi
è stata presentata,
presso il Salone dell’Università di Palazzo Nervegna
Via Duomo, Brindisi (BR),
la ricerca

Saggi sullo sviluppo della città
policentrica jonico-salentina
(1982-1995)

PROGRAMMA

Saluto del Sindaco Mimmo Consales

Interventi
Vittorio Bruno Stamerra, Giornalista
Antonio Bruno, Architetto
Augusto Delli Santi, Pres. Ordine Ingegneri – Brindisi
Maurizio Marinazzo, Pres. Ordine Architetti – Brindisi
Vito Redaelli, Ordine Architetti – Milano
Giorgio Goggi, Politecnico di Milano
Nicola Costantino, Presidente Aqp


Arriva un bastimento carico di …

Copertina del libro

Dopo i fortunati volumi d’esordio, C’è posta per tutti e Il panino con la mortadella (pubblicati in contemporanea, sul finire del 2012, sempre con HOBOS Edizioni), Adele de Iudicibus torna nelle librerie con una nuova raccolta di deliziosi racconti, Arriva un bastimento carico di…, e ancora un volta stupisce e ammalia il lettore con quella freschezza di narrazione, con quel candore di sentimenti, con quella vivacità intellettuale, con quell’entusiasmo tutto giovanile che già avevano caratterizzato le sue precedenti opere. Con una scrittura al solito impeccabile, tersa ed elegante, la scrittrice offre al lettore, come segnala Mimmo Tardio nella prefazione, “il suo alfabeto del cuore”, il suo “abbecedario dei sentimenti umani, dei personaggi, dei luoghi e delle emozioni” che hanno riguardato la sua vita, ma che divengono universali, “non solo per il pregnante valore simbolico cui rimandano, ma anche perché l’autrice ha davvero il dono magico di narrare tutto con pacata e persuasiva leggerezza”. Ed è proprio la leggerezza, che connota anche i passi più profondi e persino la narrazione di eventi talvolta dolorosi, la nota dominante di questi racconti. Chi avrà la fortuna di salire sul bastimento di Adele de Iudicibus al termine del viaggio si ritroverà certamente più ricco, anzi… carico di belle emozioni e dolci suggestioni.


XXIX Regata Internazionale
Brindisi-Corfu 2014


Dal Pindo al Gran Sasso

Copertina del libro

Nel racconto lungo Dal Pindo al Gran Sasso, che segna il suo esordio letterario, Anna Maria Scotto di Marco intesse, con felici esiti narrativi, due vicende appassionanti. Da un lato, la storia esemplare di un giovane greco che, novello Ulisse, assetato di conoscenza e smanioso di “progredire”, lascia la propria terra e trova in Italia una nuova patria. Dall’altro, la tragedia del terremoto in Abruzzo del 2009, con il suo carico di pathos e, purtroppo, anche con le contraddizioni – una macchina burocratica sempre farraginosa e i colpevoli ritardi della politica – che accompagnano o, meglio, frenano, la ricostruzione, non solo materiale, di una terra e di un popolo terribilmente lacerati.
Con una scrittura che, pur muovendosi abilmente su vari registri, appare sempre tersa ed asciutta, scorrevole ed efficace, Anna Maria Scotto di Marco affida a varie voci la sua narrazione. Il ritmo incalzante della prima parte rievoca con icastica drammaticità e commossa partecipazione i momenti successivi al sisma facendo rivivere mirabilmente la tensione e l’angoscia vissuta dai protagonisti. Ma, come detto, con questa dolorosa vicenda si interseca il percorso, non facile ma sostenuto sempre dalla forza della perseveranza e dell’amore, del giovane montanaro epirota, Georgios, e della bella e intraprendente pugliese, Rosanna, che inventano una nuova professione e costruiscono una famiglia la cui solidità e il cui entusiasmo il terremoto riuscirà solo in parte a minare.
Anna Maria Scotto di Marco è alla sua prima pubblicazione e non è certo una giovanissima e pur tuttavia il suo racconto, intenso e coinvolgente, lungi dal mostrare gli impacci tipici dell’esordiente o uno stile poco giovanile, si dipana con bella sicurezza e vibrante freschezza.


L’Almanacco di QuiBrindisi 2013

Abbiamo salutato senza alcun rimpianto il 2012. Nella nostra mente è ancora vivo il ricordo del terribile e criminale gesto di follia consumato il 19 maggio vicino ai cancelli dell’istituto professionale “Morvillo Falcone”, nei pressi del Tribunale. Quelle immagini, il volto bello, pulito e sorridente di Melissa Bassi, la giovane vita spezzata da quella mano criminale, e le sofferenze delle sue compagne rimaste ferite nell’attentato, segneranno per sempre la memoria del 2012. Ci conforta la immensa mobilitazione popolare spontanea che seguì immediatamente all’attentato. In migliaia, venti, trentamila forse anche di più, le persone che scesero per le strade e si raccolsero intorno a Piazza della Vittoria per esprimere lo sdegno di una città, di una provincia colpita nel più profondo dei suoi sentimenti. Soprattutto giovani, perché giovane era la vita spezzata, e attraverso il sangue dei giovani il folle attentatore voleva lanciare il suo messaggio di morte.
Il 2012 è’ stato anche l’anno delle elezioni del nuovo sindaco, dopo le dimissioni anticipate di Domenico Mennitti per ragioni di salute. Al vertice di Palazzo di Città è stato eletto, al primo turno, il giornalista Mimmo Consales a capo di un ampio schieramento di centrosinistra.
Confusione ed incertezza invece nel 2012 all’Amministrazione Provinciale. Massimo Ferrarese, convinto che le province dovessero essere sciolte, e soprattutto per potersi candidare alle imminenti elezioni politiche, si dimette da presidente, anche il consiglio viene sciolto ed arriva un commissario prefettizio. Le province però non vengono più eliminate e quella di Brindisi resta senza organi eletti dal popolo.
Dalle Olimpiadi di Londra giunge la prima medaglia d’oro brindisina della storia. I nostri concittadini in gara erano due: Flavia Pennetta, nel tennis, e il carabiniere mesagnese Carlo Molfetta nel taekwondo. La Pennetta si spegne dopo tre turni, Carlo Molfetta invece porta l’Italia alla vittoria finale e alla medaglie d’oro. E’ l’apoteosi. Molfetta dedica la sua medaglia alla memoria di Melissa Bassi, i cui genitori va ad abbracciare appena rientrato a Mesagne.
Il 2013 è l’anno delle elezioni politiche. La monografia che l’Almanacco propone ogni anno ai suoi lettori, nell’edizione del 2013, curata da Tonia Marzo e Vittorio Bruno Stamerra, riguarda il censimento di tutti i brindisini eletti nel Parlamento, Camera e Senato, sin dalla nascita dello Stato. Il primo a fregiarsi del titolo di onorevole fu il concittadino Cesare Braico, medico e combattente garibaldino, che venne eletto nel 1861. Ed insieme a quella di Braico, Tonia Marzo ha tracciato le schede di tutti i nostri concittadini, deputati o senatori, che ci hanno rappresentato. E scopriremo, nonostante l’estrema sintesi, biografie che meriterebbero ben altro approfondimento.
Non poteva mancare, nella ricorrenza del suo 70° Anniversario, un riferimento anche ai mesi in cui Brindisi fu Capitale d’Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la fuga del Re da Roma. A Brindisi l’Italia ritrovò il suo orgoglio. Ricordarlo alle nuove generazioni è sempre utile.
L’Almanacco 2013 si completa, come tradizione, con i commenti di giornalisti ed opinion leader. Quest’anno hanno scritto per noi Giuseppe Acierno, Carlo Annese,Simonetta Dellomonaco, Francesco G. Gioffredi, Vitantonio Gioia, Massimo Guastella, Massimiliano Iaia e Clara Nubile.


I giorni dopo il tramonto

Copertina del libro

Un folle atto criminale, l’esplosione di una bomba la mattina del 19 maggio 2012 stroncò la giovane vita di una ragazzina di 16 anni, Melissa Bassi, e provocò il ferimento di alcune sue coetanee, anch’esse studentesse, che stavano per entrare a scuola, all’Istituto Professionale “Morvillo Falcone”. Una strage. Un brivido di terrore percorse tutta la città, ammutolita, paralizzata, incredula. Immagini terribili che fecero il giro del mondo. Si era trattato di un attentato terroristico? E perché proprio contro una scuola? O c’entrava la criminalità comune? E perché si colpiva una scuola che era intestata a due magistrati “simbolo” uccisi dalla mafia? Per giorni la città fu invasa dai migliori investigatori della polizia, dei carabinieri dei servizi segreti, anche esteri. Mai si era colpita una scuola, neanche nelle zone del mondo insanguinate dal terrorismo. Che significava questo salto di qualità?

Quel gesto criminale e terroristico, oltre alla giovane vita mietuta, alla sofferenza nelle carni martoriate e bruciate delle ragazze ferite, che segno aveva lasciato nella loro memoria, in che modo aveva inciso sui loro comportamenti, sulle loro sicurezze e quanto tempo occorrerà ancora perché le vittime possano ritornare alla normalità? Fu uno dei problemi che il Servizio di Igiene Mentale della Asl di Brindisi sta affrontando sin da quelle drammatiche giornate e che vede tuttora impegnati psichiatri e psicologi.

Fu proprio da questi incontri terapeutici con una delle ragazze ferite, Selena Greco, amica e compagna di banco di Melissa Bassi, che venne fuori l’idea di raccontare quel tragico 19 maggio 2012 e i giorni, i mesi successivi attraverso un diario. Maria Rita Greco, la psicologa terapeuta di Selena Greco, con l’approvazione ovviamente della ragazza e della sua famiglia, ha ritenuto il materiale raccolto, a metà strada tra un racconto e un diario, tanto interessante –anche da un punto di vista terapeutico- che lo ha proposto alla lettura di un noto giornalista, Vittorio Bruno Stamerra, che ne ha curato l’editing e lo ha segnalato alla HOBOS Edizioni di Brindisi per la pubblicazione.

Il “libro-diario” contiene le testimonianze, i ricordi, i sogni, i pensieri, le ingenuità, i giudizi di Selena Greco, così come lei li ha riportati su carta, con il suo linguaggio, i suoi sentimenti, la cultura del suo mondo, persino le sue intemperanze, insomma tutto quello che può passare per la testa di una normalissima ragazza che a sedici anni si trova scaraventata in un dramma che le cambia e le sconvolge la vita senza sapere neanche perché. Gli unici interventi dei curatori nel racconto di Selena hanno riguardato solo la rimozione di scorie linguistiche, ritenute a volte inaccettabili, anche se tipiche del modo di esprimersi dei ragazzi oggi, ma che ne hanno lasciato inalterata la sostanza e la freschezza.

Completano il lavoro alcune foto tratte da un reportage della fotografa brindisina Ida Santoro, mentre la foto di copertina è una immagine inedita di proprietà esclusiva della famiglia Bassi, che viene messa a disposizione di Selena per questa particolare occasione

La “guida” alla lettura è stata scritta da Maria Rita Greco, la terapeuta che ha in cura Selena, mentre la prefazione è di Clara Nubile, la giovane ed affermata scrittrice tuturanese.

Il “racconto-diario”, dal titolo “I giorni dopo il tramonto”, viene messo in vendita, a cura della famiglia di Selena Greco, al prezzo di 10 euro a copia. Il ricavato, tolti i costi di stampa (il resto delle spese di produzione, dall’editing alla grafica, è stata entusiastica partecipazione volontaria al progetto), andrà in beneficenza, come deciso sin dall’inizio dall’autrice. Molte già le prenotazioni di libri –tra le prime, l’acquisto di un congruo numero di copie da parte del dott. Antonio Quarta, amministratore della Quarta Caffè di Lecce, e quelle dei Comuni di Brindisi e Mesagne, oltre l’Istituto “Morvillo Falcone”- e le richieste di incontri di presentazione, la prima delle quali avverrà la mattina del 18 maggio presso l’Istituto “Morvillo Falcone” nell’ambito delle iniziative ufficiali programmate per ricordare quella tragica giornata e la memoria di Melissa Bassi.


Antonio Vincenzo Gigante nelle carte dell’Archivio di Stato di Brindisi

Copertina del catalogo

La mostra “Antonio Vincenzo Gigante nelle carte dell’Archivio di Stato di Brindisi” che si è tenuta l’anno scorso a Palazzo Nervegna, e che è riproposta anche quest’anno in occasione del 25 Aprile e dello spostamento della lapide in memoria del martire antifascista brindisino, si è arricchita del catalogo edito dalla HOBOS Edizioni, su mandato dell’Amministrazione Comunale di Brindisi.
Il catalogo, stampato presso la Italgrafica di Oria, su progetto grafico di Giovanni Rubaltelli, è disponibile presso Palazzo Nervegna (Brindisi).


Il Libro delle Anime – Brindisi 1754

Copertina del libro

Qual era la qualità della vita a Brindisi 250 anni fa? Come si viveva in città, quali erano le attività della popolazione? Quanti erano gli abitanti? E quali i cognomi e i nomi più comuni? E le strade si chiamavano come oggi? Lo si può scoprire leggendo “Il libro delle anime”, una ricerca coordinata da Loredana Vecchio, con prefazione di Katiuscia Di Rocco, che la HOBOS Edizioni di Brindisi ha stampato in un libro che sarà nei prossimi giorni in libreria.

Al libro, stampato presso la Italgrafica di Oria, in vendita al prezzo di € 15, è allegato anche un CD che comprende l’elenco dei nuclei famigliari della città, dove abitavano, la loro condizione, e dei nomi degli abitanti in ordine alfabetico.

Il lavoro sarà presentato al pubblico sabato 15 dicembre prossimo, alle ore 17,30, presso il salone del Museo Provinciale in piazza Duomo, con la partecipazione del prof. Angelo Massafra, ordinario di Storia Moderna presso la facoltà di Lettere dell’Università di Bari.

Scheda del libro (a cura di Loredana Vecchio)

E’ il racconto del vivere quotidiano e della qualità della vita degli abitanti di Brindisi nel 1754, allora facente parte del Regno di Napoli. Un tempo storico particolare per la città, colpita da eventi naturali devastanti, quali terremoti, pestilenze e carestie che causarono numerose vittime e ingenti danni, tali da portare allo spopolamento e alla sua quasi totale distruzione.

Un periodo studiato, oltre che sui testi storici, attraverso l’analisi e il confronto di due documenti che rappresentano, in definitiva, i due volti diversi della società del tempo: lo Status animarum, che rispecchia la voce clericale e del popolo, uno dei primi censimenti, realizzati dalla Diocesi attraverso i propri parroci in occasione della benedizione pasquale delle abitazioni; e il Catasto onciario, la voce giuridico-amministrativa, un inventario dei beni posseduti in ogni università, realizzato per disposizione di Carlo di Borbone, re del Regno di Napoli.

Dalla lettura del libro si possono ricavare tantissime informazioni utili per un’analisi socio-economica della popolazione: l’ammontare della stessa, l’ampiezza dei gruppi familiari declinati interamente (per numero di figli e di altri componenti), la distribuzione della popolazione nella vicarie (i quartieri del tempo), la maggiore o minore distribuzione di ricchi o di poveri in una data zona, la strada in cui le famiglie abitavano, le relazioni di parentela rispetto al capofamiglia, la provenienza (se forestieri) e l’età di ogni componente, il lavoro svolto, i beni posseduti e i servizi in base ai quali ogni cittadino doveva pagare le tasse, la tipologia dell’abitazione in cui la famiglia viveva (palazzo, casa palazziata, casa terranea, basso – di proprietà o in affitto – casa franca e libera), i cognomi e i nomi più diffusi in ogni vicaria e in totale.

Tante le curiosità. Ad esempio, la modesta estensione della città che andava dalla Marina alla Strada Conserva, al di là della quale esistevano giardini ed orti con case sparse: a nord la Contrada del Pero o di S. Martino e a sud la via Porta Lecce e i Giardini di S. Crispieri. La chiesa ed il convento di S. Benedetto erano già al limite dell’abitato. Giardini ed orti erano presenti al confine con le mura della città.

Ed ancora: in rapporto al territorio così modestamente urbanizzato e ad una popolazione di 8604 abitanti, di cui 500 ecclesiastici, chiese e conventi erano davvero tanti! Ed un motivo c’era….

Nel libro sono spiegati i perché dell’ingiuria nei confronti dei brindisini, considerati “latri e ssassini” e del detto “li brindisini sontu amanti ti li furastieri”. In realtà, la società brindisina nel 1754 era varia, nel senso che c’era solo un gruppo di autoctoni e, invece, molti immigrati. All’interno della popolazione erano venuti a differenziarsi dei gruppi sociali ben distinti: l’uno, quello ristrettissimo dei ricchi, dei nobili e dei cosiddetti magnifici, di coloro che vivevano del loro o esercitavano le professioni liberali; l’altro degli artigiani e, infine, quello dei pescatori, degli agricoltori e dei braccianti.

I mestieri, come si vedrà leggendo il libro, erano i più disparati e alcuni sicuramente strani e non più esistenti: il forese, il vaticale, il bracciale, il legnettaro, … e tanti altri ancora. Dai dati si è potuto inoltre dedurre che gli scarpari stavano bene economicamente, tant’è che tre di loro vivevano in case palazziate di proprietà.

E i nomi delle strade? Erano gli stessi di oggi? No. I toponimi, in genere, facevano riferimento al nome della persona nota che abitava nella strada o ad una pianta o a luoghi conosciuti come punto di riferimento, ad esempio il nome della Chiesa o del Monastero o del forno o del giardino di … o di una fontana, usando espressioni tipo: vicino alla casa di …, dietro il forno di …, alla strada di… Ma c’è di più. Il termine “via” era usato solo per la via Lata, anche se nel documento si trova scritto Vialata per intero o Strada via Lata.

E ancora, in Brindisi esisteva una neviera… Dove? E’ necessario leggere Il libro delle anime per scoprirlo…


Sott’alla sulagna

Copertina del libro

Sott’alla sulagna è una raccolta di poesie inedite, in dialetto, di Pino Indini, il poeta e scrittore brindisino scomparso qualche anno fa e che fu l’inventore del popolare personaggio di “Coco lafungia”.
Per Mimmo Tardio che ha scritto la prefazione critica della raccolta Pino Indini è stato uno scrittore che ha saputo e voluto attraversare diversi territori della scrittura: ora camuffando la sua natura colta e per certi versi raffinata (si vedano i suoi bellissimi versi in italiano), nell’incolto e plebeo personaggio di “Coco lafungia”, divenuta celeberrima maschera brindisina, portatrice d’una irridenza a tratti blasfema, sempre comica e surreale, con la quale ha di fatto creato una lingua assolutamente originale, quale è il “cocolafungese”. Indini scrisse romanzi e saggi, biografie d’autore ed opere teatrali, sempre di buona qualità e forse è finalmente è arrivato il tempo di rileggerlo e di provare un più vasto approccio critico alla sua opera.
La raccolta che HOBOS Edizioni pubblica è la prima postuma di questo prolifico autore che in tanti cammei poetici, sempre colmi di profondo amore per la sua terra, di ricercato orgoglio per una brindisinità autentica e mai intrisa di deleterio “nostalgismo”, Indini racconta le tante perle della Brindisi amata: ora con disincanto ora con ironia, talora anche con dolore, ma sempre con una passione che sempre lo ha sostenuto: amare e ringraziare questa “filia solis” che seppe sempre riscaldargli nel cuore il sole d’una umanità e d’una solidarietà, delle quali i brindisini sono intrisi in misura quasi naturale.


Almanacco di QuiBrindisi 2012

Una tradizione che si rinnova.
Come negli altri anni, anche l’edizione 2012 dell’Almanacco contiene una inedita ricerca storica per la nostra provincia. Tonia Marzo e Vittorio Bruno Stamerra, infatti, nell’anno delle Olimpiadi di Londra, hanno censito, tracciandone in parte anche la biografia sportiva, tutti gli atleti brindisini che hanno partecipato alle varie olimpiadi. Una ricerca non semplice, e forse neanche completa data la mancanza di qualsiasi documentazione ufficiale, resa possibile grazie al contributo del Coni di Brindisi, ma soprattutto ricorrendo alla memoria dei tanti appassionati di sport interpellati. Il risultato è stato sorprendente: almeno una quindicina di atleti della provincia di Brindisi, a partire dai Giochi di Melbourne in Australia nel 1956 e sino a quelli di Pechino nel 2008, possono fregiarsi del titolo di olimpionico. Non è un dato di poco conto per una provincia che certamente non brilla ai vertici delle classifiche nazionali per pratica sportiva e dotazione di impianti.
Più numerosi e qualificati anche i contributi che arricchiscono quest’anno l’Almanacco. Carlo Annese, che di Olimpiadi ne ha seguito ben cinque da inviato speciale del più importante quotidiano sportivo italiano, ha scritto di Sport e Mezzogiorno; Giorgio Goggi, docente al Politecnico di Milano, ha illustrato le linee del nuovo Pug della città di Brindisi; Vitantonio Gioia, dell’Università del Salento, ha scritto di ricerca e sviluppo; Giuseppe Acierno, presidente del Distretto Regionale Aerospaziale, traccia il consuntivo di un anno di successi; Alessandra Amoruso, Responsabile della Parità, scrive della condizione della donna; Oronzo Martucci si sofferma sulla situazione politica dopo le dimissioni del sindaco Mennitti; Francesco Gioffredi analizza la condizione dell’economia; Massimiliano Iaia racconta il 2011 dello sport brindisino che, per basket e calcio, è tutto da dimenticare.
L’Almanacco, che gode del patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia e del Coni di Brindisi, in elegante veste grafica e stampato presso l’Italgrafica di Oria, è in vendita al prezzo di 5 euro a copia.


Via Maestra

Copertina del libro

S’intitola “VIA MAESTRA” la nuova antologia di autori brindisini, curata da Clara Nubile e Michele Bombacigno, edita da HOBOS Edizioni.

La “VIA MAESTRA”, scrivono Clara Nubile e Michele Bombacigno nella introduzione dell’antologia, perché “In un gioco di ombraluce e intime penombre, in una dimensione temporale di confine, dove i futuri anteriori mutano nei nostri futuri possibili, e i passati addomesticati sono oasi in uno sterminato deserto che chiamiamo presente. Ombra di quel che fu, Brindisi: città di “zucchero azzurro” e “viola d’oblio” nelle visioni bodiniane, oggi s’incarna in una strada di carta, un insieme di ricordi, cemento e mani che accompagnano ogni nostra parola, scandita dall’amore e dalla memoria. Via Maestra – quella che oggi si chiama “corso” – era l’antica via che partiva da porta Napoli (ora detta porta Mesagne) e si dipanava fino al mare, spaccando in due la città lungo un percorso attualmente contrassegnato da tre diversi toponimi, uno in prosecuzione dell’altro: via Carmine, Via Ferrante Fornari, via Filomeno Consiglio. Quella era la via che conduceva al mare, quella da seguire. L’unica possibile. La via per l’acqua, le partenze, le navi, le speranze e l’altrove. Quella strada marina che percorrevano i romani, e tutti quelli venuti dopo di loro. E anche questi racconti, come tanti piccoli sassi, percorrono, segnandola, quell’antica via, chiamata ancora Maestra dai vecchi rugosi, custodi di storie, segreti e anche di questa nostra luce così corporea e particolare. Questa luce “come carne cruda” che ci attende a ogni risveglio, o ritorno.”

L’antologia presenta racconti inediti dei seguenti autori: Adrena, “Il posto giusto”; Michele Bombacigno, “Brindisi oltre il mare e il cielo”; Antonio Caputo, “Quando tutto accedeva per caso”; Nadia Cavalera, “Via Montebello 20 e la nascita di Gheminga”; Antonella De Carlo, “La dea d’acqua”; Carmen De Stasio, “Uno splendido viaggio”; Marcantonio Gallo, “Brind-easy o il funerale (mail, appunti, msm)”; Maria Rita Greco, “Mancanza”; Stefano Lamonica, “Il duce e lo stregone”; Ugo Libardo, “Un mare nero”; Clara Nubile, “Zucchero azzurro”; Pierpaolo Petrosillo, “Fortuna orgoglio e morte”; Mino Pica, “Figli”; Sergio Sabato, “Per amore, solo per amore”; Mimmo Tardio, “Filia solis”.

La prefazione è curata dal prof. Ettore Catalano, ordinario di letteratura presso l’Università del Salento.


XXVI Regata Internazionale
Brindisi-Corfu 2011


Almanacco di QuiBrindisi 2011

La rivista di quest’anno, oltre ai tradizionali commenti di giornalisti ed osservatori ed al riepilogo dei maggiori fatti di cronaca che hanno caratterizzato la vita della provincia di Brindisi nel 2010, contiene, nella ricorrenza del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, anche uno “speciale” sul ruolo che i brindisini ebbero nella causa risorgimentale.
L’Almanacco 2011 ospita contributi di Antonio Caputo, Federico Ganci, Massimiliano Iaia, Alessia Maltinti, Oronzo Martucci, Tonia Marzo, Paola Moscardino, Valentino Romano, Vincenzo Sparviero e Vittorio Bruno Stamerra.
Le foto sono di Max Frigione e Ida Santoro. Il progetto grafico e l’impaginazione è di Giovanni Rubaltelli.


A ci no voli li uecchi di fori

proverbi e modi di dire della tradizione popolare brindisina

di Cosimo Silvestro
(prefazione di Antonio Caputo)

Copertina del libro

Cosimo Silvestro per decenni ha occupato la storica edicola di famiglia situata in piazza della Vittoria (Brindisi), all’angolo di via Cesare Battisti, nei pressi dello storico mercato centrale della città. Da quell’edicola sono transitati generazioni di brindisini, professionisti, amministratori pubblici, professionisti e tanta gente comune. E in tanti, guardando i titoli dei giornali, hanno lasciato un commento, un’impressione espressi molto spesso in dialetto perché certi giudizi, certi stati d’animo vengono resi più chiari ed efficaci se espressi nella lingua del popolo, nel dialetto.
Silvestro, dopo che si è ritirato dall’attività (per anni è stato anche dirigente del sindacato provinciale e nazionale degli edicolanti Cgil) passando la mano al figlio, ha raccolto i proverbi e i modi di dire ascoltati in una vita trascorsa dietro il banco dell’edicola e, prima che se ne perda la memoria, ha voluto, con la prefazione del prof. Antonio Caputo e l’editing della HOBOS Edizioni, affidarli alla stampa perché restino patrimonio per le future generazioni.


FUORI DALLE GABBIE

Una storia, vera, di lotte e conquiste operaie dai primi anni ’60 al 1969, a Brindisi e in Puglia luoghi che entrambi stanno al Sud.

Copertina del libro

HOBOS Edizioni ha pubblicato il libro/ricerca di Donato Peccerillo “Fuori dalle Gabbie” nell’ambito delle iniziative atte a celebrare il 60° Anniversario della costituzione della Cisl, con la collaborazione dell’Unione Sindacale Territoriale di Brindisi e dell’Archivio di Stato di Brindisi.

Quando si parla del biennio 1968 – 1969, è senso comune considerare il ‘68 l’anno degli studenti o meglio ancora della “contestazione studentesca”, mentre il ’69, è ritenuto l’anno degli operai, anche più noto come l’anno “dell’autunno caldo”, e dell’inizio della strategia della tensione (da piazza Fontana in poi).
Ma ad osservare i fatti e le relative cronache locali, questo schema generale di distinzione tra l’anno degli studenti e l’anno degli operai, pare non funzionare, e non tanto perchè il ’68 non abbia visto mobilitati, in città, gli studenti, ma a Brindisi è anche e sopratutto l’anno di grandi lotte operaie. A ottobre del 1968, con oltre un anno di anticipo rispetto al glorioso “autunno caldo”, i lavoratori dell’industria operanti nel “polo chimico” della Montecatini entrarono in lotta per l’abolizione delle “gabbie salariali” e per rivendicare l’applicazione del punto unico di contingenza. Una iniziativa che identica a quelle attuate in molte parti del Sud e che coinvolgeva tutta la giovane classe operaia dei vari “poli di sviluppo” meridionali.
Questa anticipazione di lotta operaia a Brindisi, così come in molte altre parti del Sud, è spontanea, non spiegabile attraverso le interpretazioni politiche e sociali allora usate, essa infatti non può contare su una esperienza ed una a tradizione sindacale simile a quella delle realtà industriali del settentrione, e nemmeno può fare conto delle varie culture politiche che alimentavano il sindacalismo in rapida evoluzione del Nord, tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta.
Il “movimento contro le gabbie salariali” è perciò anomalo rispetto a ciò che nello stesso periodo sta maturando dentro la parte più evoluta del movimento sindacale che forse ha diversi limiti di determinismo e di gradualismo, per cui ciò che è avanzato e ciò che è arretrato coincidono con il Nord e con il Sud senza alcuna o altra mediazione.
Il movimento sindacale nel Paese sta provando a sviluppare la sua presenza nel più grande ciclo di lotte e di organizzazione mai visto, l’anomalia che fuoriesce dagli schemi della contrattazione nazionale o aziendale è guardata con molta diffidenza, quasi nessuno l’ha previsto, e ciò che non è prevedibile crea disagio, soprattutto se l’imprevisto viene da Sud.
Le lotte per la gabbie sono l’imprimatur del sindacato industriale nel Mezzogiorno, la specificità distintiva. Senza questa battaglia di uguaglianza vera, i contenuti della contrattazione sindacale nelle realtà industriali del Sud sarebbero stati solo parole prive di contenuti pratici.
È anche la prima volta del “lavoro sociale”, inteso come attenzione e messa insieme di molte persone, esso viene inventato in quegli anni in molte parti del Paese oltre che a Brindisi. Quel tipo di “lavoro politico” ha le sue specificità: la lotta contro la disuguaglianza salariale tra Nord e Sud è all’origine del bisogno di riscatto di una generazione di lavoratori e militanti.
Dalla ricostruzione svolta nella ricerca di Donato Peccerillo, anche attraverso fonti archivistiche, documenti inediti e testimonianze di protagonisti, emerge anche una originalità di percorso e di maturazione della classe dirigente sindacale locale per giungere agli stessi risultati del sindacalismo nazionale in materia di grandi battaglie sulle riforme e di unità sindacale.
Non è un caso che i gruppi dirigenti sindacali locali formatisi in quelle esperienze e maturati poi negli anni Sessanta e Settanta, abbiano avuto, a ragione, un’alta consapevolezza della propria funzione ricoprendo anche incarichi di primaria responsabilità

Donato Peccerillo, brindisino, dipendente di una industria aeronautica, è stato dirigente sindacale dei metalmeccanici. Per molti anni è stato segretario provinciale e regionale della Fim Cisl. Ha fatto politica attiva sin dalla giovane età nei gruppi della sinistra extraparlamentare, rimanendo gravemente ferito a seguito di una aggressione fascista. E’ stato anche dirigente dei Democratici di Sinistra.


Almanacco di QuiBrindisi 2010

Torna dopo oltre trent’anni di assenza, l’Almanacco di QuiBrindisi, edito dalla HOBOS Edizioni.
La rivista, in elegante veste grafica (la stampa è dell’Italgrafica di Oria) e le immagini di Max Frigione, patrocinata dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia, contiene, oltre ad una sintesi dei più importanti fatti accaduti in provincia di Brindisi nel 2009, una serie di interessanti servizi e commenti.
Francesco Gioffredi e Massimiliano Iaia hanno sintetizzato gli avvenimenti del 2009 con monografie dedicate alla politica, all’economia, alla cultura e allo sport.
Salvatore Morelli, invece, si è dedicato alla movida, “censendo” e fotografando tutti i locali dove brindisini e forestieri amano trascorrere le ore della notte.
Tonia Marzo, per mettere a confronto la Brindisi di oggi e quella di cento anni fa, della serie “la cronaca che diventa storia”, ha curiosato nelle cronache del giornale “La Città di Brindisi” del 1909, e le sorprese sono state tante.
Due importanti giornalisti, Paola Moscardino e Oronzo Martucci, hanno, da par loro, scritto le rispettive impressioni sulla Brindisi di oggi.
Ad rendere più intrigante la lettura dell’Annuario alcune immagini di tre fotografe brindisine: Arianna D’Accico, Ida Santoro e Federica Bruno Stamerra.
Il coordinamento dell’iniziativa è stato di Alessia Maltinti ed Enzo Vitale, mentre il progetto grafico e l’impaginazione sono di Tiziano Mele e Giovanni Rubaltelli.
L’immagine della copertina dell’Annuario di QuiBrindisi è ovviamente quella di una raggiante Flavia Pennetta, vero personaggio di Brindisi nel 2009.


E’ sbarcato oggi nella Rete il primo quotidiano brindisino online. Si tratta di BrindisiReport.it edito dalla Edizioni Futura srl. La nuova testata, regolarmente registrata, è diretta da Marcello Orlandini che si avvale della collaborazione di una giovane redazione e del contributo di un gruppo di affermati giornalisti, di intellettuali e di esperti nei diversi settori dei quali il nuovo giornale si interesserà.
L’obbiettivo della nuova iniziativa è quello di adeguare l’informazione alle nuove tecnologie di comunicazione che sono sempre più diffuse nella società contemporanea, soprattutto tra i giovani e nelle nuove realtà imprenditoriali.
Caratteristica del nuovo giornale non sarà soltanto una rigorosa e veloce presenza sui fatti della cronaca, ma anche quella di garantire ai lettori, oltre al più ampio e democratico confronto nel forum, i dovuti approfondimenti sui temi più importanti che caratterizzano la vita della provincia di Brindisi, del Salento e della Puglia dall’economia all’ambiente, al lavoro. allo sviluppo, alla cultura, allo sport.
BrindisiReport.it sarà collegata anche ad altre prestigiose testate online, locali e nazionali, compresa l’autorevole Affari Italiani diretta dal giornalista Angelo Maria Perrino, di origine brindisina.

intervista sulla città

le promesse, le illusioni, le occasioni perdute
le sfide per il futuro

di Marcello Orlandini e Carmine Dipietrangelo

Copertina del libro

“Intervista sulla città” è un libro dedicato alle sfide che attendono la sinistra riformista nei prossimi mesi e nei prossimi anni a Brindisi, ma che offre anche un ricostruzione essenziale degli anni tra il 1997 ed il 2003 basata per la prima volta non sulle carte processuali, ma sui verbali dei consigli comunali e su tutto ciò che le cronache politiche hanno prodotto nei passaggi più importanti di quel periodo.

Dunque una Brindisi vista da sinistra e da uomini di sinistra. Un protagonista di quelle vicende politiche, Carmine Dipietrangelo, e il giornalista che lo intervista, Marcello Orlandini, ripercorrono in maniera critica i processi di trasformazione industriale, il controverso tema dell’assenza di una vera classe dirigente locale, la polarizzazione estrema dello scontro sui grandi temi dello sviluppo e dell’ambiente, gli errori strategici della sinistra ma anche le intuizioni che ne hanno segnato il percorso alla ricerca di alleanze per governare una transizione della città che pare senza fine, i mutamenti delle categorie del lavoro, dalla classe operaia all’esercito dei precari. Dagli anni di Antonino, alla crisi di identità, all’impoverimento del confronto politico interno al più importante partito del centrosinistra, ai giorni attuali, quelli del “laboratorio Brindisi” e dell’avvicinamento alla battaglia delle elezioni regionali del 2010.

Una intervista sulla città, con non pochi inediti su passaggi-chiave della vita pubblica ed economica di Brindisi, e nella seconda parte del libro “Sei anni critici”. L’introduzione è di Vittorio Bruno Stamerra che oltre ad una lunga carriera giornalistica e di tagliente osservatore politico, ha compiuto anche una breve ma intensa esperienza di amministratore pubblico. Nella prefazione, Marcello Orlandini spiega come ha raccolto le notizie sul periodo 1997-2003 ma soprattutto come ha conosciuto Carmine Dipietrangelo alla fine del 1970, sino al raffreddamento dei rapporti negli anni delle amministrazioni Antonino, ed al nuovo incontro nel corso di una delle ultime udienze del processo alla cosiddetta Tangentopoli brindisina.

Si tratta di un lavoro giornalistico in cui la ricostruzione storica è fatta con il passo della cronaca, che si misura con questioni di estrema attualità, che non ricorre a mediazioni. Potrebbe tornare utile a chi vuole rileggere in maniera critica gli avvenimenti di una città che potrebbe occupare un ruolo molto più importante dell’attuale.


Nella tempesta… la quotidianità

di Giulia Cesaria Maltinti

Copertina del libro

“Nella tempesta… la quotidianità” è il titolo del diario-racconto su come Giulia Cesaria Maltinti, brindisina, sposata con un ufficiale del Reggimento San Marco, ha vissuto la sua esperienza di moglie di un soldato inviato in zona di guerra, ma in missione di pace. Argomento di grande attualità in questi giorni di fronte alla tragedia di Kabul e la morte di sei paracadutisti della “Folgore”.
I fatti raccontati da Giulia Cesaria Maltinti si svolsero nel 1982 e riguardano la missione in Libano, la prima delle missioni di pace in cui i militari italiani venivano impegnati dopo la fine della seconda guerra mondiale. Forse non era la missione militarmente più pericolosa, anche se il bilancio finale fu di un morto e molti feriti, ma sicuramente ebbe una rilevante importanza politica e militare perché era la prima volta, dopo la fine della guerra, che all’Italia veniva riconosciuto un ruolo internazionale di grande responsabilità. Una occasione che il nostro Paese, sul quale erano puntati gli occhi di mezzo mondo, non poteva fallire. Evidente che un compito così impegnativo non poteva che essere affidato dallo Stato Maggiore ai corpi militari d’elite (all’epoca esisteva ancora la leva obbligatoria), il San Marco in primo luogo. E di conseguenza la città di Brindisi, dove il Reggimento (all’epoca Battaglione) ha sede e da dove partì il nostro contingente diventò una sorta di capolinea logistico delle operazioni.
Giulia Cesaria Maltinti descrive come improvvisamente cambio la vita delle donne rimaste a casa, spesso con un lavoro da svolgere e figli piccoli da accudire, piccole routine che diventavano montagne insormontabili, con lo stato d’animo e la paura di chi sapeva che il proprio compagno non si trovava ad una normale esercitazione ma in una vera e propria guerra. E poi le lunghe settimane di silenzio, la televisione sempre accesa sui notiziari per captare ogni notizia proveniente dal Medio Oriente, la riscoperta del rito delle “lettere dal fronte”, le riunioni insieme alle altre mogli in attesa della corrispondenza, dei messaggi ma anche per scambiarsi solidarietà, favori e soprattutto novità.
La originalità dell’impegno di Giulia Cesaria Maltinti non sta soltanto nell’essere la prima moglie di un militare che racconta ciò che non emerge mai dalle cronache delle missioni di pace, se non quanto qualche marito, fidanzato o figlio rientra in Italia dentro una bara avvolta nel tricolore, ma di avere voluto includere nel libro anche la testimonianza del marito, il capitano di fregata Fabrizio Maltinti, che dopo quella prima missione in Libano nel 1982, ne ha effettuata tante altre, da Mogadiscio in Somalia, a Sarajevo o in Kosovo sino ad essere non solo un veterano, ma un autentico esperto in materia. Dal diario libanese di Fabrizio Maltinti apprendiamo le peripezie, le emergenze, le piccole e le grandi storie, che ogni missione all’estero comporta. Nel caso di quella “peacekeeping” in Libano del 1982 così politicamente delicata e pure così unanimemente apprezzata nonostante la mancanza di esperienza, e da come vennero gestite le prime tragiche conseguenze della missione: dall’uccisione del marò Filippo Montesi, la prima giovane vittima italiana di una missione di pace, ad autentici atti di eroismo compiuti dai nostri militari.
Nella post fazione il libro, il cui ricavato è destinato all’istituto Andrea Doria che assiste gli orfani dei marinai caduti in servizio, riporta l’elenco di tutti i marinai del San Marco che a vario titolo hanno partecipato negli anni dal 1982 al 1984 alla missione in Libano.


Noi di Tuturano…

Liberamente tratto dalle testimonianze raccolte da tuturano.com

Copertina del libro

E’ una sorta di piccola antologia della nostalgia, nella quale i curatori del sito web tuturano.com, con la complicità della HOBOS Edizioni, hanno voluto raccogliere i ricordi e le testimonianze di vita di tanti tuturanesi frequentatori del sito, parecchi dei quali vivono lontani dalla storica frazione di Brindisi.
L’”antologia”, con la prefazione di Maria Ancona Mele, contiene anche testimonianze di tuturanesi doc come il giornalista Vittorio Bruno Stamerra e la scrittice Maria Clara Nubile, ed alla quale ha collaborato (oltre ai curatori del sito) Tonia Marzo, su progetto grafico e impaginazione di Giovanni Rubaltelli, è stata stampata dall’Italgrafica di Oria ed è in vendita al prezzo di 10 euro, presso le edicole di Tuturano o rivolgendosi direttamente al sito tuturano.com.
L’iniziativa sarà presentata ufficialmente al pubblico nel corso di una serata, il cui programma è in via di definizione, che si svolgerà nella piazza principale di Tuturano verso la fine di settembre ed alla quale dovrebbero partecipare molti tuturanesi da anni assenti dal loro paese.


1927 – 2007
L’amministrazione della Provincia di Brindisi

Il 2 giugno prossimo, festa della Repubblica, alle ore 17.00 sarà inaugurata presso il Museo Provinciale di Brindisi, in piazza Duomo, la mostra sugli ottant’anni della Provincia di Brindisi.
La ricerca, durata oltre un anno, è stata coordinata dal prof. Carmelo Pasimeni, ordinario di Storia Contemporanea presso l’Ateneo di Lecce, che si è avvalso della fondamentale collaborazione dell’Archivio di Stato.
L’iniziativa rientrava nel progetto che la HOBOS Edizioni, che ha curato la grafica dei pannelli e del catalogo della mostra, aveva a suo tempo presentato per celebrare l’ottantesimo anniversario dell’istituzione della provincia di Brindisi, sorta nel 1927.
La mostra si compone di 102 pannelli, che riproducono foto e documenti di grande interesse storico e politico.
Più che corposo il catalogo, su progetto grafico e impaginazione di Giovanni Rubaltelli, che consta di 368 pagine a colori.


Piazze, luoghi e quartieri di Brindisi

di Antonio Caputo

Copertina del libro

Si tratta di una interessante ricerca sulle origini – tra storia, curiosità, aneddoti e leggenda – dei quartieri e delle maggiori piazze della città.
Dopo “Memorie Brindisine”, “’Ncera na vota” e “’Ncera na vota 2”, questo è il quarto libro che Antonio Caputo, uno dei maggiori esperti di storia brindisina e di tradizioni locali, pubblica per la HOBOS Edizioni.


Amico Sole

di Mimmo Catalano

Copertina del libro

Si intitola “Amico Sole” e si tratta dell’ultimo libro edito dalla HOBOS Edizioni di Brindisi. L’autore è Mimmo Catalano il quale ha voluto condensare in un vero e proprio manuale, gli appunti per la costruzione di una meridiana sulla facciata della villa di un noto professionista
brindisino al rione Casale.

Di fronte all’incalzare della tecnologia, con orologi in grado di dirci di quanti secondi si dovranno allineare le lancette anche tra qualche secolo, misurare il tempo con i metodi antichi può sembrare una stravaganza. Mimmo Catalano, invece, con il suo manuale dimostra come questo impegno, pur particolarmente complicato per le tante conoscenze
che occorre sviluppare, alla fine si dimostra un gioco affascinante e, tuffandoci in formule matematiche e geodinamiche, si può allenare il cervello alla memoria.

Mimmo Catalano, sessantenne brindisino, da oltre quarant’anni è geometra libero professionista.


In Puglia contromano
Il ritorno dei talenti e delle arti

Scrittori, artisti, danzatori, fotografi, registi, musicisti. Quanti sono i talenti nati e cresciuti in Puglia che si sono affermati lontano dalla propria terra, per scelta o più spesso per necessità. Hanno raggiunto il successo e la notorietà, hanno ottenuto premi e riconoscimenti prestigiosi in tutto il mondo, lasciando comunque ogni volta una traccia ben visibile delle proprie origini in ciò che sono riusciti a realizzare. Eppure molti di essi sono sconosciuti alla maggioranza dei propri conterranei, destinati talvolta a un oblìo inspiegabile.

Con “In Puglia contromano. Il ritorno dei talenti e delle arti”, vorremmo idealmente riportarne a casa alcuni. Chiederemo loro di fare il percorso a ritroso, contromano appunto, senza alcun intento nostalgico, ma al contrario per mostrare ciò che hanno fatto, per spiegare come e perché. Simboli di creatività e di straordinarie capacità intellettuali, da indicare come esempio a quanti sono qui e cercano di costruire, non senza difficoltà, un futuro per sé e per questi bellissimi luoghi.

Il progetto, ideato da Carlo Annese e Vittorio Bruno Stamerra, è realizzato dalla HOBOS Edizioni, con la collaborazione del Teatro Pubblico Pugliese e dei comuni di Ceglie Messapica, Mesagne e Ostuni, dell’Istituto Alberghiero di Brindisi e del Gruppo Quarta Caffè, nonché il patrocinio dell’Assessorato Regionale al Mediterraneo e dell’Amministrazione Provinciale di Brindisi. Si articola in cinque eventi, tra il 20 ottobre e il 29 novembre: tutti gli appuntamenti avranno ingresso gratuito, con la sola eccezione della presentazione del film “Galantuomini” di Edoardo Winspeare, e si terranno in quattro Comuni della provincia di Brindisi.


In punta di penna

gli 80 anni di Ettore Giorgio Potì

Copertina del libro

Ettore Giorgio Potì (per tutti Giorgio), il decano dei giornalisti brindisini, il 25 agosto scorso ha compiuto 80 anni.
Potì, classe 1928, è stato il primo giornalista professionista della provincia di Brindisi. Al giornalismo approdò agli inizi degli anni ’60, dopo una breve esperienza nella segreteria dell’on. Italo Giulio Caiati, il più importante personaggio politico brindisino del dopoguerra, quando “La. Gazzetta del Mezzogiorno” decise di istituire le edizioni provinciali. Tanti i giovani che si cimentarono nel giornalismo in quella redazione, alcuni di essi proseguirono nella professione conseguendo anche significativi successi. In tanti invece scelsero altre professioni, conservando dentro sempre però la passione per un mestiere difficile quanto affascinante.
Giorgio Potì però non è stato solo un normale giornalista e, sino al 1993 quando è stato collocato in pensione, il capo della redazione brindisina de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, ha rappresentato per Brindisi una sorta di istituzione, in un’epoca in cui nel mondo dell’informazione non esisteva la pluralità di mezzi che esiste oggi ed anche il mestiere del giornalista era profondamente diverso.
Potì è stato anche un formidabile animatore culturale, oggi si direbbe un “intellettuale a tutto campo”. Da presidente dell’Associazione Brindisina della Stampa, attraverso l’organizzazione di convegni e dibattiti, ha vivacizzato la vita culturale brindisina negli anni ’70. E’ rimasto memorabile il convegno internazionale sui temi dell’ambiente che l’Assostampa brindisina (ora non esiste più) organizzò alla fine degli anni Sessanta, quando di sviluppo industriale ecocompatibile non solo non se ne parlava a Brindisi, ma da nessuna parte nei paesi industrializzati. Tra i tanti personaggi che in quegli anni vennero a Brindisi per tenere conferenze e dibattiti, si ricordano Paolo Murialdi, presidente del sindacato dei giornalisti italiani, il direttore del Tg2 Alberto La Volpe, il capo dell’Associated Press per l’Area del Mediterraneo e Medio Oriente Dennis Redmont, gli scrittori Domenico Rea e Giancarlo Vigorelli.
Uomo di sport (tennis, calcio e pallacanestro le sue passioni), con Tonino Giannotti, in quegli anni, sui campi del Circolo Tennis di Brindisi, organizzò diverse edizioni del campionato italiano di giornalisti tennisti. Tra i partecipanti si ricordano Luca Liguori, Tito Stagno, Giampiero Galeazzi, Enrico Crespi e tanti altri che incrociarono le racchette con personaggi dello sport come Livio Berruti, Ferruccio Valcareggi, Pietro Mennea.
Ed allo sport è legata un’altra iniziativa di Giorgio Potì, quella del Panatlon Club che attribuiva il premio “Ercole Brindisino” (dall’omonima statua rinvenuta a Brindisi e custodita a Napoli) ad atleti che si erano particolarmente distinti.
Intellettuale a tutto campo, si è detto. Oltre ad un interesse per il teatro, Potì dette vita anche ad una associazione di “Amici della musica” che per qualche anno organizzò concerti di ottimo livello. Tra le altre, ebbe un memorabile successo il concerto del flautista Severino Gazzelloni.
Quando è giunta la data della pensione, Giorgio Potì non si è dedicato soltanto alla famiglia, ai nipoti. Ha continuato nel suo impegno culturale. Ha scritto un paio di libri di poesie e di racconti, ha tenuto una mostra di pittura e attualmente cura una rubrica domenicale sulle pagine brindisine del “suo” giornale, “La Gazzetta del Mezzogiorno”.

Per festeggiarlo, martedì prossimo, 30 settembre, alle ore 18, nel salone dell’ex Convento di Santa Chiara gli amici e i colleghi di Ettore Giorgio Potì hanno organizzato una serata in suo onore che sarà conclusa dall’intervento di Giuseppe De Tomaso, direttore responsabile de “La Gazzetta del Mezzogiorno”.


Benedetto XVI a Brindisi
Fotocronaca di un evento

a cura di Enrico Favuzzi

Copertina del libro

Giovedì 24 luglio prossimo alle 18,30 nell’ex Convento di Santa Chiara a Brindisi, unitamente alla mostra, sarà presentato anche il libro fotografico “Benedetto XVI a Brindisi – fotocronaca di un evento” a cura di Enrico Favuzzi.
Si tratta delle immagini più importanti, quasi tutte a colori, della storica visita a Brindisi del Papa Benedetto XVI avvenuta il 14 e il 15 giugno scorsi. Scattate da un gruppo di giovani appassionati di fotografia che hanno partecipato al corso di fotogiornalismo che Pierpaolo Cito, importante reporter di Associated Press e brindino di origine, ha tenuto a Brindisi nella primavera scorsa.
Il libro, edito dalla HOBOS Edizioni, comprende un centinaio di foto dell’evento selezionate da Enrico Favuzzi, ed è impreziosito, oltre che dalla presentazione dello stesso Favuzzi, da una prefazione critica del prof. Massimo Guastella, professore di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Ateneo del Salento, e da un saluto del cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo, nativo di Vergole, in provincia di Lecce, che accompagnò il Santo Padre durante la sua visita nel Salento.
Autori delle foto contenute nel libro sono Nico Barile, Federica Bruno Stamerra, Arianna D’Accico, Daniela Errico, Stefano Facecchia, Laura Greco, Sabrina Ingrosso, Sandro Locorotondo, Tommaso Mangiacasale, Alessandra Pepe, Anna Protopapa, Viviana Rampino, Ida Santoro, Gabriele Spedicato, Federica Rucco e Valentina Trisolino.
Una sorta di “instant book” fotografico.